L'infanzia è un lento processo di crescita: intervista alla psicoterapeuta Stefania Ludovici

Per i genitori far riferimento ad uno psicoterapeuta familiare esperto li aiuterà a capire quali siano le cause e le possibili soluzioni alle difficoltà dei figli.

Abbiamo intervistato Stefania Ludovici, psicologa e psicoterapeuta, che, in questa intervista, ci racconta come mette a disposizione le sue competenze all'interno della Scuola dell'Infanzia - Asilo Nido "La Tartaruga" e quale beneficio può portare ai bimbi.

Che tipo di attività svolge all’interno della scuola “La Tartaruga”?

La mia professione è la psicoterapia. Nello specifico sono una psicologa clinica, una psicoterapeuta familiare e di coppia e una specialista nei Disturbi dell’Apprendimento Specifico (D.S.A.).

Esercito la libera professione svolgendo colloqui consulenziali e/o di sostegno e incontri di psicoterapia nei setting individuale, di coppia e familiare. Effettuo inoltre valutazioni psicopedagogiche e incontri di terapia riabilitativa su pazienti con Disturbo dell’Apprendimento Specifico.

Collaboro con la scuola mettendo a disposizione le mie competenze.

Oggi si sente spesso parlare di disturbi dell’apprendimento. Ci spiega cosa sono e quali dei DSA è il più diffuso?

Il Disturbo Specifico di Apprendimento non è una patologia. È un disturbo integrato delle funzioni esecutive e comporta sempre una forma di Dislateralità presente o pregressa.

È un disturbo della esecuzione del leggere, scrivere, contare, incolonnare, comprendere il testo dei problemi ecc. e, per effetto di ciò, può disturbare gli apprendimenti scolastici. Essa tuttavia è alquanto più pervasiva, dal momento che comporta disordine nella esecuzione di molti comportamenti organizzati nel tempo e nello spazio e nelle giuste sequenze. In genere vengono distinti in 4 grossi blocchi:

a. Dislessia che comporta una difficoltà specifica nella lettura. In genere il bambino ha difficoltà a riconoscere e comprendere i segni associati alla parola.

b. Disgrafia che comporta una difficoltà a livello grafo-esecutivo. In questo caso il tratto grafico è incerto e irregolare. E’ una difficoltà che investe la scrittura ma non il suo contenuto.

c. Disortografia che comporta una difficoltà con l’ortografia. In questo caso si riscontrano difficoltà a scrivere le parole usando tutti i segni alfabetici, a collocarli nel posto giusto e a rispettare le regole ortografiche (accenti, apostrofi ecc.).

d. Discalculia che comporta una difficoltà nelle abilità di calcolo o della scrittura o lettura del numero.

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia possono manifestarsi tutte insieme nel bambino (ed è il caso più frequente) oppure comparire isolatamente.

Quali sono i segnali di un DSA e in che età compaiono di solito? Come interviene uno specialista?

Come primo punto tengo molto a sottolineare che i bambini e le bambine con DSA sono molto intelligenti! Il loro cervello funziona solo un po’ diversamente. Questo fa sì che:

- siano spesso meno efficaci; e tendano a distrarsi e a stancarsi con facilità; di frequente perdono la concentrazione o risultano bambini molto vivaci. Generalmente hanno problemi di memoria sequenziale.

- possono essere lenti nell'iniziare un qualsiasi compito o ad eseguire una semplice richiesta (es. “porta a tavola 2 cucchiai e 1 bicchiere”).

- sono bambini scoordinati nei movimenti; possono mostrare alcune difficoltà motorie fini, come allacciarsi le scarpe o i bottoni.

- a volte confondono la destra con la sinistra, e spesso non hanno una lateralità certa ma resa incerta da interferenze e contrasti.

- possono avere difficoltà nel memorizzare i giorni della settimana, i mesi in ordine; spesso non ricordano la loro data di nascita o le stagioni; non hanno un buon senso del tempo: possono manifestare difficoltà nel sapere che ore sono e nel leggere l’orologio. Possono orientarsi male nello spazio e quindi smarrirsi facilmente o per reazione essere molto attenti ai particolari per evitare di smarrirsi.

- spesso fanno errori nel linguaggio (es. "cimena" invece di "cinema", o "cammarella" invece di "caramella").

In genere è intorno agli anni della scuola primaria (6-8 anni) che i problemi vengono al pettine, quando cioè iniziano a confrontarsi con le difficoltà nella lettura, scrittura e calcolo. Ma è bene sapere che il disturbo specifico è espressione di disordini neuromotori, ovvero di un mancato ordinamento sequenziale nel tempo e nello spazio di azioni integrate (perché un bambino con DSA è anche sempre disprassico!), ed è dunque presente ancor prima dell’inizio della scuola primaria.

È possibile rivolgersi in caso di dubbio ad un esperto di Disturbi dell’Apprendimento, in modo che si possa avviare una valutazione, prima che la situazione diventi troppo difficile da gestire per tutti.

Dopo la diagnosi DSA e un’opportuna presa in carico, attraverso trattamenti specialistici e mirati, è possibile intervenire efficacemente con tecniche orientate alla globalità della persona, consentendo l’acquisizione di una maggiore autonomia e autostima e favorendo il successo negli studi.

Sono molti gli esperti che ritengono che certi disturbi siano legati a un’iperstimolazione tipica dell’epoca in cui viviamo. Qual è la sua esperienza in merito? Quali cure si possono trovare?

Le teorie intorno alle cause dell’aumento del numero dei bambini valutati come dislessici sono molteplici. Vi darò allora la mia opinione, sulla base della mia modestissima esperienza: molte delle difficoltà dei bambini con DSA sono da rintracciare nella deprivazione motoria, perché rispetto al passato i piccoli fanno molte meno esperienze motorie e corporee. Un tempo, quando smartphone, tablet, e play station erano lontane da venire, i bambini giocavano molto di più tra di loro in cortile, in piazzetta, in strada. I giochi erano un vero allenamento alla coordinazione e alla motricità (la campana, il ruba bandiera, la palla, la corda, l’elastico, ecc) e questo contribuiva a definire meglio la dominanza laterale e a migliorare le prassie. A peggiorare il quadro c’è il fatto che oggi assistiamo ad una forte accelerazione di vita, di fronte alla quale rallenta chi ha problemi spazio temporali.

Queste difficoltà devono essere affrontate attraverso un lavoro sulle sequenze. Bisogna che il trattamento sia incentrato su un lavoro che spazi dall’autoanalisi al linguaggio, dalla psicomotricità al pensiero, dalla grafo motricità alla memoria, e così via.

Che suggerimenti può dare ai genitori per aiutarli a capire i “segnali” dei loro bambini?

L’infanzia è un periodo evolutivo complesso, caratterizzato da un progressivo sviluppo fisico, cognitivo e psicologico. Questo lento processo di crescita però, se da un lato comporta la maturazione di notevoli risorse e potenzialità, dall'altro può esporre ai più svariati rischi ambientali una struttura psicologica ancora fragile.

Nei bambini la capacità di esprimere un disagio, difficilmente passa attraverso la via della comunicazione verbale; di solito essi anzi manifestano il proprio disagio attraverso veri e propri sintomi fisici, come nel caso dei disturbi d’ansia, dove i bambini presentano spesso cefalea, vomito e mal di pancia senza che sia presente un reale riscontro medico di malattia.

In altri casi essi manifestano il loro disagio attraverso il comportamento, come eccessi d’ira e di aggressività, paure immotivate, difficoltà ad addormentarsi e ad alimentarsi.

È molto importante che i genitori e le persone con cui il bambino è in contatto come gli insegnanti, sappiano cogliere i segnali di disagio che il bambino manifesta.

Quando il problema diventa importante e non si riesce a gestirlo direttamente diventa opportuno per i genitori far riferimento ad uno psicoterapeuta familiare esperto in problemi dello sviluppo, dell’età evolutiva e dell’adolescenza che li aiuterà a capire quali siano le cause e le possibili soluzioni alle difficoltà dei figli.

In fondo se abbiamo una influenza consultiamo il medico; se cominciamo ad avere un problema con la vista contattiamo un oculista. Perché non dovremmo rivolgerci ad uno psicologo se è la nostra psiche ad ammalarsi?