La dottoressa Stefania Ludovici risponde alle vostre domande

SCUOLA TARTARUGA 

Pubblichiamo, in forma anonima, la lettera di una mamma, che contiene le problematiche riportate anche da altri genitori durante il periodo lockdown 

Lettera n.1

“Buongiorno dottoressa, le scrivo per parlarle di me. Sono sempre stata una donna attiva e propositiva. Faccio un lavoro che mi impegna molto e che mi fa stare parecchio fuori casa. Quando il Paese si è fermato per paura del contagio, la mia azienda è stata una delle prime a mettere i suoi dipendenti in smart working. Inizialmente devo ammettere che è stato difficile imparare una nuova modalità di lavoro: concentrarmi sulle pratiche e seguire allo stesso tempo la didattica a distanza dei miei due figli, non è stato semplice né scontato. Ma poi con il tempo mi sono abituata a questa nuova dimensione ed anzi ho cominciato a trovare molto “comodo” e confortevole lo stare a casa. Il fatto di non poter uscire mi ha messo in condizione di fare tutti gli acquisti on line, anche la spesa. Quando è stato possibile tornare ad uscire, io sono stata quella della mia famiglia che ha fatto più fatica di tutti a ricominciare. E faccio ancora fatica, ad essere sincera. Uscire mi crea disagio e insicurezza. Mi dico -ma forse me la racconto un pò- che dipende dal fatto di dover indossare quelle scomode mascherine e i guanti in alcuni casi, che non ho voglia di mettermi a fare la coda per entrare nei negozi, ma forse le cose non stanno proprio cosi…” 

Anonima 

DOTT.SSA STEFANIA LUDOVICI 

Cara Anonima, la fase 2 sta riportando tutti, lentamente, ad una specie di normalità: ritorno al lavoro per alcuni, prime uscite al parco e visite ai congiunti per altri dopo mesi di lockdown. Per molti però questo ritorno alla normalità è tutt'altro che semplice e piacevole. Se da un lato c'è chi prova a fare come nulla fosse, o peggio e in barba alle norme, si dà alla pazza gioia, dall'altro c'è chi rielabora il trauma con la paura di uscire. Sono due reazioni opposte che evidenziano lo stesso disagio dovuto al trauma della pandemia, del Lockdown, delle incertezze in tutti sensi (economiche, affettive, ecc…). Si tratta di una reazione del tutto normale e comune, conseguente all'eccezionalità della situazione. Gli esperti hanno dato un nome a questa reazione: sindrome della capanna o sindrome del prigioniero. Non si tratta di un vero e proprio disturbo mentale. E’ piuttosto una reazione e un adattamento comportamentale, che si verifica quando si è costretti a rimanere chiusi in un ambiente considerato sicuro per un tempo prolungato, come è accaduto per la pandemia da COVID-19. Ma se il disagio si protrae nel tempo ed è acuito dall'incertezza verso il futuro, dalla preoccupazione per la situazione economica e per la precarietà del lavoro, potrebbe esserci il rischio di sviluppare attacchi di panico e disturbi dell’adattamento o, nei casi peggiori, una depressione maggiore. In questo caso consultare uno specialista è sempre la migliore delle soluzioni.

Lettera n.2 

La situazione di emergenza dovuta alla pandemia COVID-19, il periodo di quarantena, nonché il ritorno alla “vita quasi normale” ha messo a dura prova tutti noi, genitori e figli. Per questo vorremmo essere di aiuto, rispondendo alle molteplici domande che ci sono arrivate in questi giorni difficili. E’ il nostro modo di essere vicini alle famiglie, a chi si sente smarrito, disorientato davanti al proprio figlio che cambia le proprie abitudini di sonno, di alimentazione, di linguaggio…… 

DOTT. SSA STEFANIA LUDOVICI 

“I bambini possono rispondere ad una situazione difficile in diversi modi: possono ad es. aumentare la dipendenza dagli adulti di riferimento, presentare incubi, enuresi notturna, frequenti cambiamenti di umore, manifestare ansia, rabbia e agitazione, adottare strategie disfunzionali di fronteggiamento dell'ansia o di contrasto alla noia (assumendo più cibo, o chiedendovi di fare spuntini più frequenti). Cosa fare dunque con questi sintomi che voi genitori avete descritto cosi bene, parlando dei vostri figli in quarantena? Tanto per cominciare, direi io, riconoscere a questi “nuovi comportamenti” una propria legittimità, i comportamenti sintomatici sono legittimi in quanto simboli di uno stravolgimento inaspettato ed enorme nelle vite di ognuno di noi. Ecco però quel che possiamo fare per aiutarli; Incoraggiare l'ascolto attivo e un atteggiamento comprensivo con i bambini può essere di grande aiuto in questa fase. I bambini di solito si sentono sollevati se possono esprimere e comunicare la loro inquietudine in un ambiente sicuro e supportivo. Ogni bambino ha il suo modo di esprimere le emozioni (il gioco e il disegno sono Il suo strumento preferito per fronteggiare lo stress). Dovrebbero continuare a mantenere il più possibile le abitudini e gli orari regolari oppure dovrebbero essere guidati a nuove routine quotidiane che comprendono attività scolastiche, gioco, relax, attività sociali. I bambini spesso colgono i segnali emotivi dagli adulti di riferimento quindi il modo in cui gli adulti rispondono alla crisi e gestiscono le proprie emozioni è molto importante. Ai piccoli si può spiegare la situazione in modo semplice, evitando toni allarmistici o immagini che possono spaventarli, usando parole adatte alla loro età. Disegnare, raccontare una storia, ascoltare musica, o creare piccoli lavoretti sono in primo luogo o occasioni per stare insieme. Alcune attività quali disegnare o fare qualcosa insieme sono normalizzanti perché riproducono quanto viene fatto a scuola e possono rassicurare il bambino riportandolo a prassi usuali. Provare ansia e sentirsi stressati è normale in questo momento. Se senti però di non riuscire a gestire le tue emozioni e riscontri difficoltà in tuo figlio, non esitare a contattare un esperto che può aiutarti a far fronte alla situazione, anche online.”