Il linguaggio? È ciò che permette di esprimerci e di esprimere ciò che siamo e pensiamo

Abbiamo intervistato Katiuscia Cozza, logopedista, per conoscere meglio le attività che svolge presso L'Asilo Nido Tartaruga.

Dottoressa, quando e perché ci si rivolge ad un logopedista?

Ci si rivolge ad un logopedista quando si ha il sospetto che il proprio bambino abbia una difficoltà o un ritardo di linguaggio, nel caso di bambini più grandi ossia in età scolare, che abbia una difficoltà negli apprendimenti. Nel primo caso quando ci si accorge che, ad esempio, nel linguaggio del bambino non tutti i suoni sono presenti, molte delle parole prodotte sono distorte o a circa 20 mesi il bambino non produce ancora una frase bitermine (di 2 paroline), nel secondo caso, quando si ravvisa una difficoltà nella lettura intesa come comprensione di ciò che si legge o nella tecnica di lettura o negli apprendimenti più in generale.

Quali sono i disturbi del linguaggio più ricorrenti nel bambino? E come interviene il logopedista?

Facendo riferimento alla distinzione tra bambini appartenenti alla fascia 0/6 anni e quelli dai 7 fino agli 11 circa, i disturbi più ricorrenti della prima fascia sono i ritardi di linguaggio sia sotto il profilo puramente fonologico e fono articolatorio, sia sotto il profilo morfosintattico. Nel primo caso il linguaggio è caratterizzato dalla difficoltà ad articolare uno o più suoni, o da distorsioni non sempre costanti e cioè in cui alcuni suoni non vengono pronunciati correttamente in base alla posizione che hanno all’interno di una determinata parola; nel secondo caso è la costruzione della frase a risentirne e quindi, come già detto in precedenza, a 20/24 mesi i bambini ancora non producono frasi bitermine. Nella fascia 7/11 anni è più frequente trovarsi di fronte a difficoltà negli apprendimenti in generale e della letto-scrittura più nello specifico che spesso derivano da pregressi ritardi di linguaggio o da ritardo nello sviluppo della coordinazione.

Ci racconta che tipo di attività svolge, quali sono le azioni che sono più di aiuto per lo sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita?

Le attività che un logopedista può svolgere sono principalmente quelle di valutazione e riabilitazione logopedica sia in un team di professionisti che da sola. Altre attività che tale figura professionale può svolgere sono la docenza in ambito universitario e non; nonché attività nell’ambito della prevenzione con incontri a tema rivolti sia a genitori sia ad insegnanti. Rispetto alle azioni è importante togliere nei tempi giusti biberon e ciuccio, in modo da aiutarli e spronarli nelle autonomie alimentari, e in quelle motorie, come raccontare o leggere tante storie! Parlargli tanto e in qualsiasi occasione tenendo sempre presente che il bambino è come una spugna che assorbe qualsiasi tipo di stimolo! Come ad esempio quando si sta al supermercato e mentre si mettono le cose nel carrello si denominano gli oggetti uno ad uno. Questo esercizio serve a potenziare il bagaglio semantico.

Quali sono gli “errori” più comuni che i genitori compiono e che possono interferire con lo sviluppo del linguaggio?

Bloccare la normale evoluzione e maturazione della muscolatura e del processo di masticazione e deglutizione attraverso l’uso di cibi passati o di consistenza morbida nonché l’uso prolungato di ciuccio e biberon oltre quelle che sono le normali tappe evolutive; rallentare l’acquisizione di ogni genere di autonomie sia socio-affettive che nelle abilità motorie soprattutto quelle più fini come la coordinazione oculo manuale e la motricità fine sostituendosi a loro ad esempio nell’allacciare le scarpe o i bottoni o la cerniera.

In che modo e in che misura è possibile prevenire i disturbi del linguaggio e dell’apprendimento?

Come già anticipato e spiegato nel punto precedente; intervenendo tempestivamente qualora ci fosse un dubbio richiedendo un parere alla pediatra o, ancora meglio, alla logopedista; raccontando e leggendo storie; proponendo giochi ed attività sia manuali sia di abilità in generale e concentrazione, sia di abilità prettamente motorie.

C’è un frase di Martin Heidegger che recita: “Il linguaggio è la casa della verità dell’essere”. Che ne pensa?

Penso che sia molto esplicativo e reale se per “casa della verità e dell’essere” si intende che il linguaggio è ciò che ci permette di esprimerci e di esprimere ciò che siamo e pensiamo. A tal proposito mi sento, però, di chiarire un aspetto a cui tengo molto in qualità di esperto di linguaggio ma soprattutto di comunicazione: per me LINGUAGGIO non è solo quello verbale ma anche e soprattutto il non verbale e tutti quei linguaggi alternativi a quello verbale ma che ci permettono sempre e comunque di essere ed esprimerci.

Un paziente che si rivolge a un logopedista ne ha bisogno per sempre o solo per il periodo determinato da una terapia?

La durata di una terapia logopedica varia relativamente sia alla diagnosi sia all’età del bambino sia alla collaborazione del bambino e di tutti coloro che ruotano intorno ad esso vedi genitori, familiari in generale, insegnanti. Essa può variare da 10 incontri, sei mesi, 1 anno o molto di più; non è sempre facile prevederlo, la logopedia non è una medicina.

Studio Dott.ssa Katiuscia Cozza: ugolina.it