A che cosa giochi?

Ogni età nell'infanzia ha la sua attività ludica specifica. Scoprite quale!

“Nella mia casa ho riunito giocattoli grandi e piccoli, senza i quali non potrei vivere. Il bimbo che non gioca non è un bambino; l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che era dentro di sé, e gli mancherà molto”. Pablo Neruda

Da sempre, i bambini giocano. Il gioco percorre l'infanzia e conduce il bambino in ogni tappa del suo sviluppo, collegando in modo misterioso e fantastico, immaginazione e vita reale. Non è, al contrario è il “posto” dove il bimbo scopre il mondo. Ma quale è il significato del gioco per lo sviluppo psicofisico di ciascuno?

Facciamo una breve panoramica del bambino dai 2 ai 3 anni e il suo approccio al gioco, che gli consente di crescere e imparare cose sempre nuove.

I piccoli di due anni sono ricchi di vitalità, entusiasmo, desiderio di scoprire e imparare.

Il bambino di 2 anni - 2 anni e ½ inizia a conoscere la differenza tra sicuro e pericoloso, diventa ognoi giorno di più “sociale” con i suoi coetanei, ha un buon coordinamento manuale-visivo che gli permette di giocare costruzioni con i blocchi e mettere a nanna il suo peluche. Per la mamma e il papà giocare con lui a "facciamo finta" prepara il terreno per acquisire creatività.

Già verso i 3 anni, il bambino prova ad imitare le persone che conosce, inizia a creare le prime frasi e usa le parole "io, me e tu”, sa salterellare, comincia a salire le scale, si ricorda che cosa fare quando riceve delle semplici istruzioni.

Con l'immaginazione che marcia a pieno regime, i bambini di tre anni stanno entrando nel periodo più fertile per il gioco di finzione. E amano porre tanti quesiti domande, per tutto! Incoraggiare il bambino di tre anni, che diventa sempre più indipendente, esprimendo se stessi in giochi ricchi ed esplorativi.

Il bambino di 3 anni, si traveste o fa finta di essere un’altra persona, si sposta e non riesce proprio a stare fermo, inizia a paragonare e mettere in relazione con gli altri.

Il gioco con la palla lo stimola parecchio a livello motorio, la può afferrare o calciarla, lanciarla a breve distanza e a prenderla se gli viene lanciata; questo senz’altro migliora l'equilibrio e la coordinazione. Comincia a disegnare volti e persone, riesce a fare figure con la plastilina, i suoi scarabocchi iniziano ad assomigliare alla vera scrittura, dimostrando complicità anche con i personaggi dei libri di racconti.